Solidarietà ai magistrati reggini PDF Stampa E-mail
Scritto da Comunicazioni   
Domenica 05 Agosto 2012 09:01

Siamo totalmente vicini, come nelle precedenti occasioni, a tutti i magistrati che  instancabilmente ed efficacemente sono impegnati nella lotta per la legalità e la Giustizia nella nostra terra, fatti oggetto di continue intimidazioni di ‘ndrangheta. Siamo con loro e attorno a loro e ribadiamo la nostra ferma intenzione di essere scorta civica della Magistratura e a fianco delle Forze dell’Ordine, in questo difficile percorso di liberazione.

Ma la frequenza di simili, gravissimi episodi e il clima che ne scaturisce fa sorgere alcune pressanti domande a diversi destinatari: agli ‘ndranghetisti, alle istituzioni politiche e ai cittadini. Domande e relative riflessioni.

Agli ‘ndranghetisti anzitutto. Vi sentite Calabresi a pieno titolo? Dite di amare la nostra regione e vi ergete a difensori delle sue tradizioni civili e religiose. Ma la realtà è ben diversa: minacciate e opprimete chi lavora onestamente e non vuole sottomettersi a voi. In che modo violenza e terrore possono indicare amore per la Calabria, quando è evidente che siete coloro che più di tutti l’affossano? quando le vostre azioni criminali sono dirette nella quasi totalità contro calabresi? quando è risaputo che i vostri atti sono ciò che più di tutto fa immagine negativa della Calabria in Italia e all’estero? Voi siete semplicemente nemici di questa terra!

Alle istituzioni politiche: quanto sentite o quanto non sentite la responsabilità di quello che accade? Perché è chiaro che se certi legami non ci fossero mai stati, o comunque non fossero stati recisi completamente e senza equivoci, tanta arroganza e tanta esibizione di forza non sarebbe possibile. Che cos’è allora oggi, per voi, il profilo alto dell’impegno in politica e nell’amministrazione di un territorio? Non è del tutto incompatibile con una mediazione che troppo spesso sfocia nel compromesso o addirittura nella connivenza?

Ai cittadini: davvero siamo ancora convinti che il cambiamento debba venire dall’alto? davvero pensiamo di poter stare ancora a guardare? davvero crediamo che le intimidazioni e gli attentati siano un problema di chi li riceve? E che comunque la strada e la piazza non siano i luoghi giusti per far sentire la propria voce? e quali sarebbero i luoghi giusti? E quanta corresponsabilità c’è nel silenzio che lascia solo chi lavora per il bene comune?

Almeno per dirci la verità; agli altri e a noi stessi. Quei Magistrati e quegli esponenti delle Forze dell’Ordine che stanno già facendo in pieno il proprio dovere continueranno a farlo. Ma tra coloro che dicono – che diciamo – di sostenerli e di essere al loro fianco è bene che cada, per prima cosa, qualsiasi tipo di maschera. Anche perché occorre evitare un altro rischio: che ci si abitui a tutto questo e che la stessa espressione di solidarietà diventi qualcosa di rituale e formale. Laddove, alla reiterazione di’intimidazioni, soprusi e violenze, si può rispondere solo interrogandosi seriamente per un impegno sempre rinnovato, e perciò autentico e forte.

Il movimento ReggioNonTace

Ultimo aggiornamento Domenica 05 Agosto 2012 09:04
 

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