Testimonianza scuola media “Elisa Spinger” di Surbo, Lecce PDF Stampa E-mail
Scritto da Comunicazioni   
Lunedì 28 Maggio 2012 17:17

 

Ho voluto affrontare il problema della mafia perché, nonostante le battaglie che ci sono state durante questi anni, questo fenomeno è ancora molto frequente in Italia e in altri Paesi. Dagli anni Settanta sino ad oggi, alcuni uomini hanno combattuto la mafia fino alla morte, come i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e  il generale Carlo Albero Dalla Chiesa, di battaglie ne sono state vinte tante, ma la guerra, purtroppo, ancora non si è conclusa.

 

Ci sono numerose organizzazioni criminali in Italia che vanno sotto il nome di  mafie:  sono la Camorra napoletana, la ‘Ndrangheta calabrese, Cosa Nostra in Sicilia , la Sacra Corona Unita in Puglia. Noi giovani siamo il futuro del nostro Paese e di certo non abbiamo voglia di vivere fianco a fianco con dei mafiosi, perché queste associazioni criminali portano solo guai. “La lotta alla mafia non spetta agli altri ma a ciascuno di noi”, affermava Falcone. Fortunatamente, per quanto il potere della mafia sia capillarmente  diffuso,  si sono formati e si stanno affermando numerosi movimenti antimafia, come  ad esempio il Movimento Reggio Non Tace, che  nasce su iniziativa di un gruppo di cittadini di Reggio Calabria e coinvolge anche dei Gesuiti della Comunità locale. Questo gruppo di persone determinate si è gradualmente allargato, coinvolgendo molti cittadini di Reggio e non solo, indipendentemente da appartenenze politiche o di associazioni. Reggio Non Tace rappresenta oggi “LA POSSIBILITÀ” di sostenere chi ha voglia di un futuro diverso.

Uno scrittore che visse immerso in una realtà in cui la mafia la fa da padrone è stato  Leonardo Sciascia, famoso per il suo romanzo “Il giorno della civetta”; egli dichiarò di non essere un “mafiologo”, ma semplicemente un siciliano che ha sempre cercato di capire la realtà che lo circonda, gli avvenimenti, le persone.

Il traffico di droga è da sempre una delle principali fonti di guadagno delle associazioni mafiose e criminali. Il traffico di stupefacenti è un'impresa che non si differenzia da qualsiasi altra attività commerciale. Ciascun uomo d’onore poteva occuparsene a titolo personale. I mafiosi avevano il pieno controllo del mercato della produzione e del commercio della droga che veniva trafficata dai mafiosi, raffinata ed esportata negli Stati Uniti.

La droga si produce essenzialmente nei paesi sottosviluppati ed è diventata una merce molto preziosa per l’esportazione. Gli agricoltori di quei paesi, la cui attrezzatura è ancora manuale,  non possono certo competere con gli agricoltori dei Paesi ricchi, che  sono avvantaggiati dall’uso di tecniche e metodi innovativi, comprendenti l’uso di fertilizzanti e macchinari. Per questa ragione i “piccoli” agricoltori si sono specializzati nella produzione  di piante illegali: un esempio di questo tipo di agricoltori sono quelli della Colombia.

I traffici mafiosi, abbiamo già detto, spesso gravitano attorno alla droga, questa sostanza stupefacente, se assunta in quantità elevate, provoca dipendenza e gravi danni al sistema nervoso. Un tipo di droga molto più leggera ma altrettanto dannosa per l’uomo è il fumo di sigaretta, che provoca una forte dipendenza soprattutto negli adolescenti, spinti a provare questa sensazione da una forte curiosità e dalla volontà di dimostrare agli altri di essere grandi.

L’uso di droga, l’alcool, il fumo sono così diffusi perché inizialmente danno una sensazione di benessere temporaneo, di eccitazione: proprio quello che succede agli sportivi che fanno uso di doping, cioè  di sostanze o medicinali con il solo scopo di aumentare il rendimento fisico e le prestazioni dell'atleta.

Abbiamo iniziato a parlare di mafia, per giungere a toccare argomenti molto vicini alla vita ed alla cronaca di tutti i giorni, ma non è tutto! Basti pensare che proprio da quello spaccio i mafiosi, ricavando notevoli guadagni, spesso si vedono costretti ad utilizzare aziende “pulite” per riciclare enormi quantità di denaro e noi, ignorando tutto ciò, ci serviamo di quelle aziende per soddisfare le nostre necessità.

E’ questo che mi ha fatto riflettere nel corso di questo mio lavoro: la Mafia, o meglio “ Le Mafie”, non sono qualcosa di lontano, di cui sentiamo parlare sui giornali, sono qualcosa con cui, spesso inconsapevolmente, condividiamo la nostra vita di uomini del Sud; se vogliamo liberarci da questo “ marchio IGP” dobbiamo solo avere il coraggio di fare in modo che il futuro sia diverso.

Giulia, scuola media “Elisa Spinger” di Surbo, Lecce

Ultimo aggiornamento Sabato 02 Giugno 2012 18:04
 

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